Certo, raccontare cose di pesca ai piu' potrebbe sembrare monotono, senza fascino ne' imprevedibilita', a parte alcune catture abbastanza consistenti. Invece, niente e' piu' falso di questo: nelle lunghe nottate monotone ,a ben guardare, accadono cose talmente imprevedibili ed affascinanti da sfiorare il mistero, da fondersi quasi con la fantasia piu' pura. Una di queste cose e' toccata a me e a due miei amici, in una nottata di pesca sulla spiaggia di Capalbio; talmente strana ed affascinante che ve la voglio raccontare.

Eravamo in autunno inoltrato, ed insieme a Pino e Raffaele ci recammo sulla spiaggia di Capalbio, nota per la sua pescosita' e bellezza; appena la notte fu calata disponemmo le nostre canne da Surf Casting in bella fila davanti a noi, pronti a correre al minimo movimento dei cimini. La pesca a Surf e', diciamo cosi', abbastanza statica, i pescatori lo sanno. Una volta innescate le canne e lanciate, si deve solo attendere pazientemente che un movimento non ripetitivo, uno scatto al vettino sia il preludio di un combattimento acceso con, possibilmente, l'epilogo del recupero in secca della preda, magari di taglia notevole. Ma normalmente l'attesa e' lunga, e viene abitualmente riempita da mille stupidaggini che sono sempre accolte da grandi risate; altre volte la notte , le stelle e il silenzio ammorbidiscono il nostro animo e ci troviamo a filosofeggiare permeando quell'alone di poesia che inevitabilmente si crea. Quella sera era preponderante la prima tesi e le cacchiate volavano a ripetizione. La notte era chiara, con una luna a meta' che rischiarava fiocamente la spiaggia. Ad un tratto dai cespugli alle nostre spalle usci' nella sabbia, un animale che al momento, non riuscimmo a definire, ma che appena illuminato dalle nostre torce, si rivelo' essere un gigantesco istrice, lungo quasi un metro, dal naso alla fine dei suoi aculei. Noi non siamo cacciatori, e quell'animale lo avevamo visto solo nell'enciclopedia con tutte le leggende popolari del caso: e' pericoloso, lancia a distanza gli aculei, ecc. per cui mai ci saremmo sognati di avvicinarci. Pero' l'istrice era rimasto li', a distanza, ma immobile. Anzi, pareva curioso. Intravedevamo i suoi occhietti vispi su quello strano muso , e quella selva di aculei che senza dubbio ci incutevano un po' di paura. Facemmo finta di niente e ci occupammo della pesca; ma dato che non vi erano movimenti nelle nostre canne, incominciammo a scherzarci su:- Quale sara' il verso dell'istrice?- e cominciammo a chiamarlo come un gattino:- Vieni, istrice...istric...istric..-

E l'istrice venne. Incurante di noi, della nostra paura, delle nostre tute termiche che ci facevano apparire quasi astronauti, si avvicino'. Sembrava un cagnolino, un gattino; ci venne vicino senza la minima paura, nonostante i flash delle nostre macchine fotografiche, e anche noi pian piano prendemmo fiducia e lo lasciammo avvicinare sempre piu' d'appresso fin quasi a toccarlo. Non ci ricordavamo piu' delle nostre canne, delle esche,delle probabili prede: stavamo vivendo un momento per noi unico. Pian piano la paura spari' e provammo ad accarezzarlo. Lui lasciava fare, anzi, sembrava contento e passava dall'uno all'altro a farsi grattare la testa, addirittura saliva sulle nostre gambe come un gattino, o ci seguiva mentre controllavamo le nostre canne. Osservandolo da vicino era un animale veramente bello, con un muso simpatico e contrariamente alle dicerie,in quel caso, docile e giocherellone. Persino i suoi temuti aculei , veri e propri dardi nella parte posteriore, scorrendo verso la testa diventavano setole e poi peluria morbida cosi'  da conferirgli un'aria sorniona. Insomma, un bonaccione, che ci dimostro'  in quella notte, una grande fiducia, colorando quelle ore di un alone magico.

Passo' con noi tutta la notte e fu una notte per noi indimenticabile. Alle prime luci dell'alba era proprio come se fossimo diventati amici fraterni: l'istrice ci accompagno' letteralmente alla nostra macchina, attese che riponessimo le attrezzature da pesca, che salissimo sull'auto; e quando mettemmo in moto, e cominciammo a spostarci, lentamente si giro' verso la macchia e vi scomparve. 

 

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