Giuliano Ignoto

Corby Starlet: il mio primo volo...

The Glitter Star




Piccola stella. O se preferite, bolide scorbutico...
Nasce quasi 5 anni fa questo grande amore : da allora tra grattacapi, colla, sudore, migliaia di euro
e tanta pazienza mia e di chi ho intorno, una mattina all'alba mi ritrovo dentro l'angusto abitacolo
serrato dalle cinte a 5 punti, col motore che gira rotondo e un senso di paura che mi prende lo stomaco.


Allineato in pista, controllo pitot, cinture allacciate, tettuccio bloccato, prova motore, rilascio freni, rock'nroll!!
La rotazione dell'elica mi invita a un simpatico fuoripista a cui io non partecipero', controllo sulla pedaliera
mentre la velocita' aumenta vertiginosamente, una leggera pressione sulla cloche e sono in volo...
Mentre il piccolo mostro sale quasi 7 metri al secondo a 140 all'ora, controllo le temperature dei cilindri,
dell'olio, le pressioni e il corretto funzionamento di tutti gli strumenti.
Livello dopo circa 1 minuto di salita e l'altimetro segna 450 metri...proprio niente male.
Nel cockpit c'e' un'atmosfera irreale, ovattata, concentrata. Cerco di tenere a freno l'euforia e la voglia di
scatenarmi nel cielo...mi controllo iniziando una dolce virata a sinistra che l'aereo esegue reattivo e fluido.
Basta pensarlo e la virata si interrompe mentre il terreno scorre veloce sotto di me. L'anemometro segna 220
all'ora a 2800 giri. Cedo alla tentazione di provare un'arrampicata molto ripida vista la velocita' e mi rendo
conto delle possibilta' della macchina: e' da brivido. 3g.
Rollo a destra, a sinistra passando da 90 gradi a 90 gradi in un battito di ciglia. 300 gradi al secondo
impressionerebbero chiunque. In volo orizzontale porto la manetta in idle sostenendo progressivamente il muso
fino a leggere sull'anemometro il valore di 80 km/h mentre la portanza si interrompe e mi tuffo verso i campi
coltivati. Rimessa e lieve salita per portarmi nuovamente al livello di volo che ho scelto per i test. ( Meglio
stare alti )
Non ho l'esatta percezione del tempo, ma il cronometro mi riporta alla realta': sono passati 50 minuti.
Uno Sky Arrow tiene lontani possibili ignari visitatori girando per il perimetro del campo, mentre mi avvicino
velocissimo alla pista per conoscere lo Starlet in effetto suolo.
Sull' anemometro leggo 240 km/h a 3100 giri, cabro deciso verso il blu in una vertiginosa salita con succes
siva virata a destra ed entrata in circuito: 250 metri di quota, virata base a 180 all'ora, lungo finale a 160
motore in idle gia' a 2 km dalla soglia della pista ma sono stroppo veloce. Sembra di essere seduti su una
saponetta che scivola nell'aria e in questo momento vorrei proprio 2 bei flaps...riattacco e l'accelerazione
mi incolla al seggiolino. Tutto da capo!


Nel successivo avvicinamento mantengo un assetto meno picchiato, riduco il motore per tempo e inizio una
flare molto prima della pista. E' innaturale, lo so. Ma la velocita' e' ancora davvero tanta e non intendo domare
il purosangue che sgroppa per la troppa velocita' una volta a terra.
La soglia della pista scivola 4 o 5 mt sotto le mie ali, mentre l'anemometro ancora indica 120 km
h. Ora l'assetto e' tutto, sostengo l'aereo con un preciso angolo e un soffice contatto sui tre punti mi rassicura.
Ri evito il simpatico party fuoripista a cui vengo nuovamente invitato...si sa', un biciclo così corto e veloce
in atterraggio e' veramente incivile!! Tralascio l'uso dei freni , se non quando sono quasi fermo.
Apro il tettuccio e mentre rullo verso il piazzale respiro a pieni polmoni un'aria diversa: sono tornato
dai miei amici che esultano festosi per l'esito del mio primo volo.
Sgancio rapido delle cinte, mi levo il casco, scendo sull'ala e poi a terra.
La terra. Mi sembra bellissima e mi accorgo che le gambe mi tremano..


Sono un semplice pilota di ultraleggeri, ma grazie a questa macchina meravigliosa ho avuto l'opportunita' di
conoscere un altro tipo di pilotaggio: misurato, preciso e non certo rilassante, ma che ripaga regalando
emozioni che ogni pilota dovrebbe provare.


Tecnicamente :

Il mio Starlet ha un tettuccio modificato nell'inclinazione del parabrezza, molto piu' aerodinamico
e di dimensioni ridotte di circa 15 cm dall'originale.
L'apertura del tettuccio e' laterale a compasso e consente di rinunciare alle tradizionali slitte di scorrimento
come da progetto.
Il pannello degli strumenti e' stato totalmente rielaborato, consentendo di utilizzare ogni cm di spazio
possibile per un corretto posizionamento di tutti gli indicatori e gli impianti.
Trattandosi di un aereo acrobatico, non ho proprio voluto rinunciare all'istallazione di un paracadute
a razzo, posizionato dietro l'ordinata che funge da schienale al pilota.
La suddetta modifica ha comportato un laborioso studio di distribuzione dei pesi e quindi di centraggio,
felicemente risolto dal magico e impagabile Franco Frankavio Petrucci.
A tal proposito, vorrei puntualizzare che io nella costruzione dell'aereo ho fatto la parte dell'apprendista
accollandomi con entusiasmo i lavori piu' ingrati e pesanti, rubando con gli occhi il sapiente lavoro di chi
gli aerei sa davvero costruirli. ( Il suddetto Frank)
Parlo con soddisfazione della scelta del motore: il Jabiru 2200 da 85 cavalli sembra letteralmente
concepito per il Corby. ( A tal proposito e' singolare citare le due filosofie: La Jabiru sostiene che
tutto cio' che non c'e', non si rompe John Corby invece dice che tutto cio' che non c'e', non pesa )
Il progetto originale prevede l'istallazione del Wolksvaghen Great Plain con imbullonamento diretto
sul parafiamma . La scelta del Jabiru vincola invece all'adozione e alla costruzione di un castello motore
con conseguente aumento della lunghezza del cofano e relative ridistribuzioni dei pesi.
 

La sicurezza:

Date le specifiche del mezzo e nonostante io abbia una decente esperienza, ho ritenuto anche sotto
prezioso consiglio di chi ne sa piu' di me, affidare il primo collaudo ad Andrea Canetto,
noto pilota collaudatore del Reparto Sperimentale Volo di Pratica di Mare ed attualmente
Pilota istruttore sui Canadair della Sorem.
A lui va tutta la mia gratitudine e un sincero ringraziamento per la disponibilita'.

Tutti dovrebbero osservare un sano “ appesantimento “ del loro velivolo dotandolo
del paracadute, anche se il mezzo non e' acrobatico.


Ringraziamenti:

Desidero ringraziare tutte le persone che hanno avuto un ruolo determinante nella riuscita del progetto:
mia moglie per non avermi cacciato di casa, Franco Petrucci, Andrea Canetto, Pierluigi Tassi, Gianluca
De Angelis, Nando Gambini, Claudio Carnevale e tutto il Club Arrow, Irene Rizzoli per tutti i consigli.


Giuliano Ignoto

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